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INFO SUI LABORATORI

 

CHE NON VENISSE MAI GIORNO.
LABORATORIO DI VIOLINO POPOLARE EMILIANO

Stefano Zuffi

Dodici incontri collettivi, strumenti alla mano, per conoscere ed apprendere i caratteri stilistici peculiari di un repertorio volinistico quale quello emiliano, tra i più complessi e vari.
Dodici incontri con il repertorio del “Bal Spech (ballo staccato)”, cioè dodici balli diversi, i più usuali e noti tra quelli praticati ancor oggi dai ballerini.
Così ci sarà il “lunedì della manfrina”, il “martedì della tresca”, il “martedì del saltarello” e poi quello della giga, e così via, in uno sviluppo che vede un crescendo di difficoltà, di tecniche ed abbellimenti.
Dodici incontri aperti a suonatori di qualsiasi livello tecnico, essendo, oggi come allora, la pratica diretta, il confronto e l´ascolto (anche registrato) di suonatori, il principale, se non l’unico, metodo d’apprendimento: lo stile, determinato da una somma considerevole di sfumature e tecniche, non può infatti esserci riconsegnato integro e comprensibile neppure dalla più analitica delle trascrizioni musicali e dallo sforzo smiografico più grande.
L’insieme violinistico più diffuso nell’Appennino Emiliano è quello formato dal “violino primo”, con funzione melodica, raddoppiato all’unisono da altri “violini primi” o, in alcuni casi sporadici, dal flauto traverso. Sono poi presenti i “violini secondi” (talvolta anche viole), con un ruolo armonico/ritmico simile a quello svolto dal “contra” della musica balcanica. Tale ruolo veniva ricoperto dai violinisti principianti, che in attesa di apprendere le suonate e divenire a loro volta “primi”, sviluppavano da subito una marcata accentuazione ritmica, l’uso delle corde a vuoto, anche nei bicordi e con ruolo di bordone, ed affrontavano le difficoltà di un uso dell’arco complesso.
Chitarre, a sei corde o a nove corde, con i bassi “alla bolognese” come si diceva, unitamente a bassetti, violoncelli o contrabbassi in epoche più vicine a noi, completavano l’organico.
Il repertorio, risultato del lavoro di gruppo svolto nel laboratorio, servirà a dare vita ad una festa da ballo, con l’invito a ballerini, giudici (severi?) del lavoro svolto.
Il tutto stemperato da ciambella e vino (si spera).

Un secondo successivo livello del laboratorio sarà dedicato al liscio, più precisamente al cosiddetto “liscio di montagna”, repertorio nel quale i medesimi suonatori, con grande consapevolezza, utilizzavano tecniche diverse, quali il vibrato, le legature d´arco e il cambio di posizione allo scopo di ottenere note più acute.
I due repertori, almeno nel periodo al quale facciamo riferimento con le registrazioni effettuate “sul campo”, si integravano tra loro, in feste al motto di che non venisse mai giorno.

Il primo incontro del laboratorio consisterà in un ascolto guidato di introduzione: un incontro col violino popolare emiliano, dedicato a tutti coloro che desiderano conoscere gli aspetti fondamentali del violino, lo strumento principale della musica tradizionale emiliana, almeno fino all’avvento del clarinetto prima e della fisarmonica poi.
Pratica e repertori tipici dello strumento, caratteri stilistici, “suonate” e suonatori, feste, occasioni e funzioni di balli e feste da ballo, un repertorio che prima dell’avvento del cosiddetto “liscio”, contava almeno una ventina di balli diversi, con melodie, passi e figure diverse, solo nella provincia bolognese.
Ascolto di registrazioni e video di suonatori tradizionali, esempi “dal vivo” di uno stile particolare e unico. Confronti con la tecnica colta e con la trattatistica settecentesca, confronti e parallelismi con altre tradizioni popolari dell´Italia settentrionale (Val Caffaro e Val Resia in particolare).
Tre ore di accenni, risposte e curiosità, forzatamente non tutte soddisfatte ma crediamo capaci di motivare ulteriori approfondimenti.

Il laboratorio si svolgerà in dodici incontri

 

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